Sul muro di un palcoscenico una mano anonima ha scritto 'qui si dicono per gioco le cose serie'

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Divini e Maestri - B/2




Divini e Maestri (B/2)
I video/filmati, salvo indicazione diversa, sono presentati in italiano
(tranne quelli musicali che proponiamo in originale) 


Carmelo BENE  Autore/Regista/Attore  [Profilo] [Immemoriale Carmelo Bene]
'PINOCCHIO' (Film completo)   Rif. www.youtube.com/watch?v=D9Oe0sBOt1s
Altri Video
  1. 'Edipo Re' 1967 - di Sofocle regia di Pier Paolo Pasolini con: Silvana Mangano, Franco Citti, Alida Valli, Carmelo Bene, Julian Beck, Luciano Bartoli, Ninetto Davoli, Francesco Leonetti, Ahmed Belhachmi, Iva Scratuglia, Giandomenico Davoli (film - spagnolo)  - Un bambino è nato da una giovane coppia italiana prima della Grande Guerra. Il padre, spinto dalla gelosia, porta il bambino nel deserto per abbandonarlo, a questo punto l'impostazione del film cambia portandosi al mondo antico. Il bambino viene salvato dal re Polibo e della regina Merope di Corinto, che gli daranno il nome di Edipo e lo cresceranno come un figlio. Quando Edipo viene a conoscenza di una profezia secondo la quale lui ucciderà suo padre e sposerà sua madre, lascia Corinto credendo che Polibo e Merope siano i suoi veri genitori. Sulla strada per Tebe, Edipo incontra Laio, il suo padre biologico, e lo uccide dopo un litigio. Dopo Edipo risolve l'enigma della Sfinge. Per liberare il regno di Tebe dalla maledizione della Sfinge Edipo viene ricompensato con la regalità e il matrimonio con la regina Giocasta, che è la sua madre biologica. Quando scoprono quello che hanno fatto, adempiendo la profezia, Edipo si acceca e Giocasta si suicida. 
  2. 'Il canto d'amore' 1967 - di Alfred J. Prufrock, voce narrante Carmelo Bene musiche di Luciano Berio  (Wikipedia/Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock)
  3. 'Nostra signora dei turchi' 1968 - di Carmelo Bene con: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Ornella Ferrari, Anita Masini, Salvatore Siniscalchi, Vincenzo Musso. Premio speciale della giuria al XXIX Festival di Venezia (“per la totale libertà con cui ha espresso la sua forza creativa mediante il mezzo cinematografico”) (film - sottotitoli  inglese)  - Nostra Signora dei Turchi è un romanzo scritto da Carmelo Bene a metà degli anni sessanta e pubblicato nel 1966. Verrà trasposto in teatro nel 1966, poi nella versione filmica e successivamente, con la fine della parentesi cinematografica, di nuovo riproposta in versione scenica a Roma, il 10 ottobre 1973, al Teatro delle Arti. Secondo Carmelo Bene, questo romanzo non è soltanto una "geniale parodia della vita interiore, un des Esseintes smontato e irriso. Nossignori. È ben altro. È il più bel saggio, in chiave di romanzo storico, su quel mio sud del Sud".
  4. 'Hermitage' 1968Cortometraggio scritto e diretto da Carmelo Bene interpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli musiche Vittorio Gelmetti ll film è tratto da Credito italiano, girato nella suite 804 dell'Hotel Hermitage a Roma. Bene chiarì che esso fu una prova per le luci e come preparazione al successivo film Nostra Signora dei Turchi, ma va comunque, in un modo o nell'altro, considerato un'opera a sé stante. Il film ha come linea guida, a tratti spezzata, il sonoro della voce (spesso fuori campo) e della musica. La rievocazione affidata alla voce trae spunto da reminiscenze bibliche, per poi spostarsi successivamente ad un periodo romano imprecisato, ma che potrebbe fare riferimento a Caligola o Nerone o ad altro imperatore del periodo imperiale. Le ultime frasi pronunciate riconducono tutto al rapporto conflittuale ab eterno che si ha con la propria madre, e abbiamo così Giacobbe [?] che ne esprime l'ambivalenza:
    'Ieri come oggi. Prendere dieci in storia per far contenta sua madre, o uccidere sua madre per far contenta la storia...'
    Poi ancora contristato, in lacrime, pensa forse di scrivere...
    'Cara mamma, io sto bene, lavoro molto. Ti abbra... ...Basta! è finita con chi mi vuole bene'.
    In tutte le sequenze del film c'è il leitmotiv dell'incapacità e l'insofferenza di essere o trovarsi in uno spazio definito e definitivo in cui si è. E Carmelo Bene cita altrove Francis Bacon,  parlando delle sue opere che sembrano voler uscire dalla tela, quasi fossero insofferenti al loro destino spazio-temporale. Ancora meglio questa particolare incapacità di acquisire forma, di possedere uno spazio, si evidenzia forse di più nel suo Don Giovanni. Questa insofferenza acontenersi nella dimensione spazio-temporale viene ribadita anche da Enrico Ghezzi parlando di Hermitage...
    '... che è, fin dall'inizio, lo scontro con se stesso, specialmente nello specchio, come nemico, come altro, come irraggiungibile; è lo scontro con la separazione dello spettacolo'.
    Una separazione che verrà perseguita e ancor meglio vagliata nel suo teatro senza spettacolo, caratterizzato dalla presenza-assenza di Carmelo Bene ovvero della macchina attoriale.
  5. 'Capricci' 1969 - di Carmelo Bene regia di Carmelo Bene con: Carmelo Bene, Anne Wiazemsky, Tonino Caputo, Giovanni Davoli, Ornella Ferrari, Gian Carlo Fusco, Poldo Bendandi. Presentato al XXII Festival di Cannes 1969, Quinzaine des Realisateurs. Musiche: Čajkovskij, 'Capriccio italiano'; Puccini, 'La Bohéme'; Verdi, 'Macbeth', 'La Traviata' (film) - Film a basso costo (realizzato in poco meno di due mesi tra riprese e montaggio), come tutti gli altri della sua produzione; girato in tre luoghi diversi; gli esterni a Campo de' Fiori e sul raccordo anulare con lo svincolo per Napoli (luogo che man mano si andava trasformando in un cimitero d'auto); mentre gli interni sono girati nella casa del pittore leccese Tonino Caputo. Carmelo Bene definisce Capriccicome la sua produzione filmica migliore dopo Salomè, aggiungendo inoltre "... è un film delirante, intenzionalmente sgradevole. Non sta né in cielo né in terra. Brutto a vedersi, senza infingimenti, nudo, crudo, disgraziato"E altrove... "Capricci è un bell'attentato a tutto ciò che d'istituzionale, ricattatorio c'è nel visivo". Le musiche della colonna sonora sono definite da Carmelo Bene delle steccherispetto alla situazione scenica che dovrebbero caratterizzare, e sono dunque incoerenti rispetto alla "trama" e ai ruoli, oltretutto anch'essi inattendibili, dei personaggi. Anche il doppiaggio è appositamente sballato spesse volte diventa una voce con accento francese, e qualche volte addirittura le due voci si notano sovrapposte.
  6. 'Don Giovanni' 1970 - di Carmelo Bene regia Carmelo Bene con: Carmelo Bene, Lidia Mancinelli, Salvatore Vanditelli, Gea Marotta, Vittorio Bodoni (film) - Don Giovanni è un film del 1970, terzo lungometraggio scritto, diretto ed interpretato da Carmelo Bene tratto dalla novella di Barbey d'Aurevilly. Nel mese di maggio è stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 23° Festival di Cannes e il 29 agosto a Venezia; fu poi presentato in Germania e a Parigi. Il film, costato pochi milioni di lire, è girato in uno spazio interno molto angusto. Il montaggio consistette nell'elaborare una grande quantità di inquadrature, di cui diverse talmente brevi, dell'ordine di pochi fotogrammi, da essere percepibili solo a livello subliminale. Don Giovanni inizia con una scena in bianco e nero (inframezzata da due fotogrammi colorati) e poi prosegue a colori. Carmelo Bene scrive nella sua Vita :"Don Giovanni è arte fatta a pezzi, musica a brani. [...] Don Giovanni è un trattato sulla morte, sulla putrefazione dei morti ancora viventi. È il momento più lirico del mio cinema."
  7. 'Salomé' 1972 - di Carmelo Bene regia di Carmelo Bene con: Carmelo Bene, Veruschka, Gino Marotta, Donyale Luna (film) - Alla prima al Palazzo del Cinema di Venezia "stipato di più di tremila 'bestiacce', accadde l'inverosimile. Urlavano di tutto [...] Il prefetto aveva un gran da fare a sedare i tumulti [...] I veneziani in frac mi sputavano addosso, li benedicevo e loro si incazzavano ancora di più. Evitai il linciaggio grazie alla barriera umana dei celerini, per una volta dalla mia parte" (Carmelo Bene).  A proposito del suo film Salomè, Carmelo Bene dice che è "L'impossibilità del martirio in un mondo presente, non più barbaro, ma esclusivamente stupido".
  8. 'Un Amleto di meno' 1973 - di Carmelo Bene regia Carmelo Bene con: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Luigi Mezzanotte, Alfiero Voncenti, Franco Leo, Pippo Tuminelli, Sergio Di Giulio, Isabella Russo, Luciana Cante  Ciò che resta della versione shakespeariana sono senz'altro i nomi dei personaggi (Amleto, Orazio, Yorick, Ofelia, ... oppure nomi di luoghi, Elsinore, ...) che non svolgono però lo stesso ruolo che hanno nel teatro classico della rappresentazione (dal periodo elisabettiano fino al novecento). Anche alcune situazioni particolari restano superficialmente invariate, come l'assassinio del padre di Amleto, premeditato dalla regina a dallo zio Claudio, la morte di Ofelia, ecc., ma anche queste sono stravolte, oltre che dal mélange delle due versioni (Shalespeare e Jules Laforgue), anche da inserzioni indebite, come quella di Gozzano, oppure una scena ove appaiono i cavalieri della tavola rotonda; insomma c'è questaidiosincrasia temporale e immaginifica dove vediamo inoltre Laerte che si diverte a mettere a punto la sua pistola non proprio d'epoca e il suo coltellaccio serramanico. Amleto è un tipo scaltro, tutt'altro che dedito al dovere filiale, o assillato dal dubbio o invischiato nelle responsabilità che gli competono. Allo stesso modo delPinocchio beniano che non ne vuole sapere di crescere, Amleto non vuole questa parte, troppo seriosa, impegnativa, o chissà cosa, e la scantona; cerca invece il divertimento, magari insieme ai due sicari Rosenkrantz e Guildenstern (interpretati da figure che appaiono femminili), messi alle sue costole dallo zio Claudio, da cui cerca, in un modo o nell'altro, riuscendoci, di farsi cinicamente pagare il suo silenzio. Di questo suo comportamento Orazio è sdegnato oltremisura, costretto a leggere per di più dei fortuiti pezzi strappati dalle pagine del copione del dramma, che Amleto gli recapita puntualmente; sono le parti caratterizzanti il ruolo che ha Amleto nel dramma della rappresentazione classica, e che Orazio è costretto a leggere e dunque a recitare al posto di Amleto, rendendo quasi esilarante la situazione, come nel monologo dell'essere o non essere che suscita prima ilarità e poi il consueto sdegno in Orazio, che sotto la neve, speranzoso, in attesa di un districamento della situazione, si vede recapitato, gettato dalla finestra questa volta, il solito pezzettino di cartastraccia da leggere; all'"essere o non essere" da lontano, pensando già ad altro, ribatte cinicamente Amleto "avere o non avere, questo è il problema". Polonio è un vecchio che istruisce chissà chi, bisbigliando in modo logorroico, la storia di Edipo e Giocastra, raffrontandola con le teorie freudiane, da vero intenditore, vestendo inconsistentemente e svestendo la regina. A sconvolgere la possibile relazione con Ofelia è una figura laforguiana, e il monologo questa volta ad Amleto gli viene suggerito proprio dalla spregiudicata e forse non meno cinica Kate, vestitissima. L'intera commedia shakespeariana è praticamente sconvolta dalle fondamenta. Anche i dialoghi appaiono piuttosto come monologhi. Le parti femminili in genere sono svolte da attrici abbastanza discinte, in modo tale che spesso le parti, sia drammatiche che comiche, a causa dell'inquadratura di certi dettagli scabrosi, perdono la loro valenza e il senso che avrebbero dovuto avere. Con la morte di Amleto per mano di Laerte, vediamo Kate come sperduta, non avendo più ragione di esistere o di avere il suo ruolo, e così tutti gli altri personaggi, più o meno allo stesso modo, si tolgono o sono tolti di scena, ricondotti finalmente nei bauli di partenza, con tanto di etichetta: Paris Express. Tutti i personaggi spariscono così. Siamo alla fine. Avanzano a piedi soldati corazzati fin verso la figura del re il quale togliendosi la celata appare senza volto. Si riadagia dunque la corona sulla testa, lui che non è, in quanto assente, ma essendo lo spettro e la causa per cui si è svolto il dramma. Il film inizia con una visione esplicita di sesso, della regina col re (con tanto di elmo sormontato da due grandi corna), con la voce fuori campo che ripete ossessiva "io sono l'anima di tuo padre", poi allo stesso modo le altre frasi, ugualmente ripetitive ed ossessive, "se mai mi amasti", "vendica il mio assassinio", "addio!". Il sesso, simboleggiato dal nudo più o meno integrale femminile, è una costante che si attua per l'intero film, che, come si è detto, fa perdere (diciamo così) o attenua abbastanza il risvolto drammatico, investendolo altrove, specialmente nella phoné, che comunque è sempre ecceduto.
  9. 'Pasternak in Morte di Majakovskij' 1974 - di Carmelo Bene  Lo spettacolo-concerto Majakovskij con Carmelo Bene attore unico recitante insieme al musicista Sylvano Bussotti che così lo ricorda...
    "Noi facemmo una nostra edizione del Majakovskij, che è stata anche la prima volta dove in Italia si faceva un certo tipo di recital; tutti e due sulla scena, musicista e attore fanno parte integrante dello stesso contesto. Effettivamente vennero fuori delle cose estremamente interessanti e scandalossisime per i tempi. Insomma, come al solito..."
    Lo spettacolo-concerto Majakovskij ha avuto complessivamente cinque repliche dal 1960 fino al 1980, e una versione televisiva del 1974, intitolata Quattro modi di morire in versi. I poeti compresi in questa lettura, nelle varie edizioni, sono Majakovskij, blok, Esenin e Pasternak. Il duo voce recitante Bene e musiche di Bussotti, decretò un successo unico tanto da registrare un disco nello stesso teatro di Bologna. Lo spettacolo in altre sue diverse versioni e con diverse varianti, fu poi portato avanti da Bene nel 1962 al Teatro Laboratorio con le musiche di Rosselli, nel 1968 con le musiche di Vittorio Gelmetti al Teatro Carmelo Bene, negli anni Settanta al Regio di Parma, nel 1980 con musiche del maestro Gaetano Luporini al Teatro Morlacchi di Perugia. Nel 1974 apparve anche sotto forma di tele teatro con il nome Quattro modi diversi di morire in versi: Blok/Pasternak/Esenin/Majakovskij per la RAI, dove un Bene che riusciva ad assorbire la malinconia, l'amaro, la disillusione, di questi poeti russi pre e post rivoluzionari, si esibiva in acrobazie vocali capaci di raggiungere il pianto commovente, di un patetismo vocale incredibile, fattore che Bene richiama in quanto primario mutuando la frase dalla Retorica di Aristotele, durante la trasmissione Quattro momenti su tutto il nulla. Grandi musiche d Vittorio Gelmetti che riuscivano a riprodurre le atmosfere necessarie e più calzanti che erano rivestite da una sapiente e tecnologica scenografia, che ad un certo punto era persino in grado di far apparire fiammelle di fuoco rosso dal nero più cupo attorniano Bene, voce recitante. Grande emozione la lettura dell'Uomo Nero di Esenin, così come tutte quelle di Majakovskij, forse dei tre, quello che Bene sentiva più suo e il finale con le immagini del funerale di  Pasternak.
  10. 'Quattro modi diversi di morire in versi' 1974 - di Carmelo Bene da Majakovskij, Blok, Esenin, Pasternak adattamento testi Carmelo Bene e Roberto Lerici traduzioni I. Ambrogio, R. Poggioli, Angelo Maria Ripellino, B. Carnevali riduzione, adattamento, regia e voce recitante Carmelo Bene scene M. Fiorespino direttore della fotografia G. Abballe musiche di Vittorio Gelmetti voce solista Carmelo Bene assistente alla regia C. Tempestini
  11. 'Faust - Marlowe/Burlesque1976 - di Aldo Trionfo e Lorenzo Salveti con Carmelo Bene e Franco Branciaroli scene Emanuele Luzzati costumi Giorgio Panni musiche a cura di Aldo Trionfo produzione Teatro Stabile di Torino  (sonoro - alla fine del video il link alla seconda parte) -  Liberamente ispirato al Doctor Faustus di Marlowe, il testo dello spettacolo può considerarsi una autonoma creazione di Salveti e Trionfo. Lo spettacolo non viene rappresentato a Torino (il debutto era previsto per l'11 maggio) per la sospensione delle recite e lo scioglimento della compagnia al termine delle repliche al Teatro Argentina di Roma (25 aprile 1976). Causa ufficiale dello scioglimento della compagnia è la condizione di salute di Carmelo Bene. Lo spettacolo sarà poi ripreso nella stessa formazione iniziale dalla Compagnia di Carmelo Bene a Milano, Teatro Manzoni, a partire dal 14 ottobre 1976.
  12. 'Amleto1977 - di Carmelo Bene con: Carmelo Bene, Lydya Mancinelli, Alfiero Vincenti, Jean-Paul Boucher, Paolo Baroni, Luigi Mezzanotte, Franco Leo, Cosimo Cinieri, Luca Bosisio, M. Agnes Nobecourt, Daniela Silverio, Susanna Javicoli, Laura Morante  (Wikipedia/Amleto di Carmelo Bene)
  13. 'Riccardo III' 1977 - da William Shakespeare regia di Carmelo Bene - presentazione di Maurizio Grande con: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Maria Grazia Grassini, Daniela Silverio, Susanna Javicoli, Laura Morante, Licia Dotti  Riccardo III è un'opera teatrale del 1977 adattata nello stesso anno come film per la televisione diretto e interpretato da Carmelo Bene, dedicato a Gilles Deleuze. Il fatto curioso di questa dedica all'amico filosofo risale al progetto ancora in nuce del Ricardo III del quale Carmelo Bene gli parla. Entusiasta, Deleuze ne scrive un libro, immaginando lo spettacolo a venire, senza nemmeno averlo visto. Di questa versione televisiva Maurizio Grande, nella sua introduzione, ne mostra alcune caratteristiche. Vengono eliminati... "tutti i personaggi e addirittura l'intreccio della conquista del potere, per lasciare solo sulla scena, una scena funerea, in penombra, Riccardo III con i suoi fantasmi"  Lasciando dunque... "... semplicemente i personaggi femminili, quegli stessi personaggi che sono sopravvissuti alle stragi fatte da Riccardo III. [...] e con questi intesse un rapporto segreto, intimo, quasi che fossero suoi fantasmi, sue apparizioni, sue fantasie [...]". Riccardo III cerca in ogni modo, deformandosi, di attrarre queste figure femminili (la duchessa di York, Lady Anna, la Regina Margherita, La Regina Elisabetta, Madame Shore) dalla sua parte, di provocare la loro attenzione, fingendosi deforme, storpio, inciampando malamente... Come al solito Carmelo Bene utilizza la forma monologata che restituisce a Riccardo III la sua solitudine e i suoi fantasmi, il suo teatrino privato, tutto intimistico. Una intimità scaturita anche dalla scelta del colore e dalle tonalità cupe. Come era successo per il suo primo Amleto televisivo, Carmelo Bene riesce a sfruttare il mezzo televisivo per proporre un suo modo di mettere in luce i personaggi. Riccardo III è quasi sempre inquadrato in primo piano, col volto tagliato in due da un forte chiaroscuro.
  14. 'Manfred' 1978 di George Gordon Byron musiche di Robert Schumann con Carmelo Bene e Lydia Mancinelli (sonoro) - Con il periodo cosiddetto concertistico e con l'avvento della macchina attoriale la voce-orchestra evocatrice di Carmelo predomina sulla scena incontrastata, sì da far scrivere a Gilles Deleuze:
    «Non è più questo o quel personaggio che parla, ma il suono stesso diventa personaggio, tale preciso elemento sonoro diventa personaggio. Bene prosegue dunque il suo progetto d'essere "protagonista" od operatore più che attore, ma lo prosegue sotto nuove condizioni. Non è più la voce che si mette a bisbigliare, o a gridare, o a martellare, secondo che esprima questa o quell'emozione, ma il bisbiglio stesso diventa una voce, il grido diventa una voce, mentre al contempo le emozioni corrispondenti (affetti) diventano modi, modi vocali »
    André Scala scrive:
    «Non si tratta più di avvicinare il canto alla lingua parlata, ma al contrario, o, come scrive Deleuze, di "distruggere il dominio dellalangue sulla parole»
    Piero Bellugi di quell'esperienza ricorda:
    «Bene aveva una grande umanità e curiosamente anche una certa timidezza. Era estremamente irruente e collerico, poteva tirare addosso al pubblico qualunque cosa gli capitasse sotto mano, ma infondo era un'anima nobile, un grande artista. Era bravissimo: non sapeva una nota di musica, e per fortuna non era legato a queste scansioni così regolari. Era come se volasse e io potevo dirigerlo come uno strumento musicale. Fu un bel periodo, avevamo altri progetti insieme, ma purtroppo morì troppo presto»
  15. 'Otello o la deficianza della donna di William Shakespeare secondo Carmelo Bene' 1979 - di Carmelo Bene regia scene, costumi e interprete principale Carmelo Bene musiche Luigi Zito altri interpreti: C. Cinieri, M. Martini, L. Bosisio, C. Dell'Aguzzo, J.P. Boucher produzione RAI Otello o la deficienza della donna è uno spettacolo teatrale del 1979, riedito nel 1985, diretto, curato e interpretato da Carmelo Bene, tratto da Shakespeare.
  16. 'Lectura Dantis' 1981 - Voce recitante Carmelo Bene - declamata dall'alto della Torre degli Asinelli di Bologna - Commemorazione della strage della stazione di Bologna -  Inferno: Canti V, XXVI e XXXIII, Purgatorio: Canti VI e VIII, Paradiso: Canti XXII, XXVII e VII, Guido I' vorrei che tu Lapo ed io, Tanto gentile e tanto onesta pare, Dedicae
  17. 'L'Adelchi di Alessandro Manzoni in forma di concerto' 1984 - uno studio di Carmelo Bene e Giuseppe Di Leva nel bicentenario della nascita di Alessandro Manzoni. Con A. Perino musiche di G. Giani Luporini direttore d'orchestra E. Collina Orchestra e coro della RAI di Milano. percussioni dal vivo A. Striano - Milano Teatro Lirico  (alla fine del video il link alle altre 9 parti)
  18. 'Variazioni per voce - dai ''Canti Orfici' 1987 - poesia di Dino Campana  (sonoro)
  19. 'Hommelette for Hamlet, operetta inqualificabile da Laforgue' 1990 - di Carmelo Bene regia e interprete principale Carmelo Bene scene e costumi G. Marotta direttore della fotografia G. Abballe musiche originali adattate e dirette da L. Zito sculture G. Gianese direttore di scena M. Contini fonico mixer S. Santori fonico recordista M. Corazzini altri interpreti: U. Trama, Marina Polla De Luca, A. Brugnini, S. De Santis, V. Waiman, O. Cattaneo, W. Esposito, F. Felice, L. Fiaschi, D. Riboli, A. Zuccolo produzione Nostra Signora S.r.l. / RAI  Hommelette for Hamlet, operetta inqualificabile da Jules Laforgue, è una versione dell'Amleto diretta e interpretata da Carmelo Bene. Anche questa versione dell'Amleto, come quella filmica del 1972 e televisiva del 1974, e tante altre teatrali, sono una rivisitazione e una specie di mélange delle rispettive opere di William Shakespeare e Jules Laforgue. Il riferimento comunque è alla IV edizione del 1987. Oltre che, come al solito, trarre spunto da  William Shakespeare e Jules Laforguequesta versione include anche altre figure come la Beata Ludovica Albertoni, gli angeli, un certo Will (William), mentre tutte le sequenze sceniche sono ambientate in un cimitero. Il re è interpretato da un baritoni e ci sono a volte sezione di canto e di musica lirica. Questa versione, molto più laforghiana, ha l'incipit che inizia con i versi...
    Felicità Felicità maniaca,
    che faremo io della mia anima,
    lei della sua gioventù cagionevole?
    Sparita è quasi completamente la figura di Ofelia. La scena cimiteriale è caratterizzatta dalla sua monumentalità, costituita dai sepolcri e dalle statue. Le figure femminili e gli angeli assumono il colore del marmo bianco, sia nelle pieghe delle vesti che nelle parti del corpo, compreso i volti. Le figure maschili hanno un aspetto aureo, nei volti specialmente. Il movimento è ridotto al minimo. Permane la figura dello sdegnato Orazio, ma resa in modo più macchiettistica. I nudi di donna, di Kate o della Beata Ludovica Albertoni sono privati della sensualità e sono ormai soltanto artistici. La gestualità dei personaggi è molto compassata e lenta. Ci sono delle parti laforghiane in lingua francese come il monologo di La chanson du petit hypertrophique...
    [...] J' suis jaune et triste, hélas!
    Elle est ros', gaie et belle!
    J'entends mon cœur qui bat,
    C'est maman qui m'appelle! [...]
    Dalla sua bara di marmo scultoreo risponde, sempre in lingua francese, la Beata Ludovica Albertoni (evidentemente sostituisce qualcosa di Ofelia). E poi di nuovo Carmelo Bene, ugualmente in francese, sotto le forme di un angelo vendicatore. Delle vecchie situazioni dei precedenti Amleti resta l'intrallazzo tra il Re Claudio e Amleto che si fa pagare a peso d'oro il suo silenzio, lamentandosi a volte del preventitvo troppo basso. Altra caratteristica inaspettata è la voce fuori campo di Re Claudio che redarguisce: "Cialtrone! Il Re defunto era un puttaniere". Al che Amleto esprime il suo dubbio; "Ma questo Amleto è figlio di sua madre?..."
  20. 'In-vulnerabilitá d'Achille (tra Sciro e Ilio)' 1997 - libera versione poetica di Carmelo Bene da Stazio, Kleist, Omero. Regia, scene, costumi e voce solista Carmelo Bene tecnico del suono A. Macchia montaggio M. Contini produzione Nostra Signora S.r.l., Rai
  21. 'Pinocchio ovvero lo spettacolo della provvidenza' 1998 - di Carmelo Bene riduzione e adattamento da Caro Collodi di Carmelo Bene regia e interprete principale Carmelo Bene musiche Gaetano Luporini scene e maschere T. Fario costumi L. Viglietti altri interpreti: Sonia Bergamasco  Pinocchio è un'opera teatrale di Carmelo Bene andata in scena per la prima volta nel 1961 al Teatro Laboratorio di Roma. Ha avuto altre repliche teatrali nel 1966, 1981 e 1998, e la presente versione adattata per la televisione del 1999, tre edizioni radiofoniche e una discografica. Il testo del Pinocchio viene estrapolato da quello di Collodi pressoché identico, senza aggiunte o sottrazioni di sorta. Ciò che muta o altera l'uguale, prendendo come punto di riferimento la terza edizione del Pinocchio, è la scarna scenografia (ovviamente soggiacente alla phoné), limitata nell'illuminazione, come in quasi tutti gli spettacoli di Bene, che consente un fondo pressoché buio da dove emergono i personaggi larvati, o meglio, le maschere, come per es. Pinocchio e Geppetto che, nella loro posa statica, leggono la lorostoria, dettati dal testo collodiano (o se vogliamo raccontati da ciò che leggono), senza possibilità di agire. I pochi movimenti che si possono notare sono spezzati o disarticolati, con scene che ricordano quadri surrealistici. Per quanto concerne la parte fonica, ovvero la phoné, Bene la descrive come: "strappata al logos, quindi antifrastica... liberata dalla frase e quindi... liberata anche dai concetti... Non c'è nel Pinocchio lo spettegolio del teatro di prosa". Dalla terza edizione in poi, il Pinocchio (così come tanti altri spettacoli di Bene) farà ampio uso del playback e i personaggi, tranne quello di Pinocchio, saranno interpretati dalla stessa attrice che di volta in volta muterà maschera e anche voce, rigorosamente in playback.
Informazioni da Archivio LePera

 
Alessandro BERGONZONI  Autore/Regista/Attore  [Profilo] [Sito Bergonzoni]
'La Vita, istruzioni per l'uso' 2011  Rif. www.youtube.com/watch?v=sHQJvPpVXJQ

Altri Video
  1. 'Le balene restino sedute' 1989 - di Alessandro Bergonzoni regia Claudio Calabrò scene Mauro Bellei con Alessandro Bergonzoni  Uno spettacolo a cavallo. Tra un recital e una lettura, un’intercapedine tra e tra. Protagonista un leggio leggiadro tra leggenda e lealtà, una lealtà mancante di promesse ma mantenute, quindi sicure bugie. Le balene che restano sedute sono dei cetacei mentali che arrivati in stazione non scendono mai, complice il pensiero mammifero che scende e che sale. Anche per questa ragione è possibile rinnegare l’appena detto: dire, fare, baciare, lettera, esperimento. Dire! Chi ha detto che è una penitenza? La scenografia va a caccia di eventi tesi e provate a scavalcarla se ci riuscite. Se ciò accade i casi sono trentadue: rotto per rotto che niente resti intatto! Da tutto ciò si può capire che in questo lavoro ho sposato un’apnea e fuggo con lei per ovunque, scendendo sempre più in alto durante l’ora di racconti assoluti su vita sorte ed oracoli di una storia che finalmente non c’è, per la delizia del "non c’era una volta". Ecco, spiegato in parole poco abbienti, l’albero che comincia dai rami. Spiegare di più sarebbe optatico e sontolo come lo sono l’inizio e la fine dello spettacolo Le Balene Restino Sedute. - Alessandro Bergonzoni
  2. 'Predisporsi al micidiale' 2007 - di Alessandro Bergonzoni regia e con Alessandro Bergonzoni (alla fine del video i link alla seconda  parte)  - Autointervista
    Cosa mi aspetto da chi vedrà per la prima volta "Predisporsi al micidiale"?
    Che quando introdurrò temi come la reazione dei chiodi claustrofobici, i rapporti tra agonia e agonismo, compasso e compassione, o come la rapidità delle colle o anche la solitudine dei lobi negli spettatori esploda l’idea dell’altro e dell’oltre, dato che ho voluto scrivere di un argomento che è proprio l’inaudito immediato, attraverso il mai detto e il mai pensato estemporaneo esternato a ciò che, e scusami se dico a ciò che, nessuno si possa riconoscere in quello che c’è di rassicurante, vicino e affettuosamente condiviso da loro.
    Quali sono le priorità che ho in "Predisporsi al micidiale"?
    Nello spettacolo la mia mente è aperta davanti al pubblico: mi squarto e ne faccio un’autopsia comica e ho la necessità di essere creativo non giornalistico o parodistico, soprattutto in quest’epoca dove sembra che tutto debba essere denuncia o spiegazione ma nell’arte, al contrario, le parole devono servire all’impossibile, alla complicazione della mente, devono permettere solo di andare altrove, di avere il piacere della "sparitualità", per seguire tutte le cose che spariscono e che sono anche spirituali…
    Ho un momento particolarmente amato nel nuovo lavoro che mi ha aperto nuovi spazi, nuovi orizzonti tra la amigdala e l’ippotalamo?
    Bella domanda! Mi coglie un po’ alla sprovvista…. Un momento particolarmente amato è forse quando analizzo la nascita del concetto della manutenzione dell’odio, dell’oceano in pillole e della ghigliottina che vuol far di testa sua; il tutto nato dall’estremo possibilismo infinito delle combinazioni immaginifiche (e so di aver detto roba grossa).
    Ho mai pensato di cantare un’opera o di raccontare un avventura lirica?
    Fino allo spettacolo precedente no mai, in questo spettacolo invece sì e l’opera è: "Pioggia dorata su concerto all’aperto di Rackmaninhof una sera fresca fresca, a proposito passami lo scialle è in macchina allora vallo a prendere io non sono mica il tuo cameriere ah no? allora me ne vado, il conto per favore!" Sottotitolo: "Vuole la ricevuta?"
    Alessadro Bergonzoni

  3. Apologia di Creato! Là, oltre l’almeno, tra campi di mucchi, nella valle del sé, nel regno dei gesti, agli antipodi, dove si mandano giù i rospi per sputare i principi, dove si usa l’incredibile per fare il possibile, là, c’è la lingua levatoia che fa passare il pensiero. Scrittura carraia: non ci deve essere nulla davanti. Certo che costa: è la cauzione che serve per "sprigionar" le forze! E’nergia! Energia enucleare per estrarre la forza chiusa, parola di minattore. Trasporto carichi emotivi, Consolato degli Insetti, donatori d’idee, collaudatori d’attimi: attensione! 
    Attensione! Si è perso del tempo! Non resta che pregare Tantalo (Sua Quantità), Dio del colmo (Sua Vastità), e fare apparire i soqquadri. Mai zitti, anima in bocca. Dove sta scritto? Sta scritto qui (Nel)! Uomini del dappertutto unitemi!
    Movimente (Manifesto dell’anima pensante)
    I pensieri non sono problemi son creature
    Cercare il fuori luogo e l’oltre modo
    Lo scrittore è uno scritturato
    C’è un tempio tra le tempie
    Infinire
    Che l’Occidente si orienti
    Non avere coraggio per sapere, tenerne per non capire
    Non credere nelle radici ma allungarsi coi rami
    Captare allucinazioni sempre in perfetto stato di lucidità
    Scoprire se sulla terra c’è vita
    Immedesimarsi
    Coltivare desideri preterintenzionali
    Intercettare l’invisibile
    Indossar corpi altrui
    Inaudito avulso astratto
    Non posseder ma essere posseduti
    Lasciatevi incontrare in continuazione
    Smarrire la strada (così la troverà qualcun altro)
    Nevicatevi
    Reincarnare reincarnarsi
    Baciare a strascico
    Meno pazienza e più trascendenza
    Predirsi prima dei futuri
    Farsi portare dall’invento
    Eventualità estreme e illimitate, contemporaneamente
    Se si è fuori di sé avvertire il dolore
    Differir tra religione e spiritualità
    Non sperare in faccia a nessuno
    La passione sia energia, mai solo una giustificazione
    Rubarsi
    Guardare le tv ma non accenderla
    Invidiar sè stessi
    Abbassare di molto i toni della tradizione
    Imitare solo in caso di nulla
    Pilotare l’indiscusso
    Porre le basi per avere altre altezze
    Fare il mare
    Rammentare che parodiare è da parodiabili
    Elevarsi alle ennesime potenze
    Smetterla di sentirsi un Dio ma cominciare ad esserlo
    Mai confondere velocità con fretta
    Cantar solo incantando
    Aprimi cielo
    Prendi paura (e portala via)
    Un figlio nasce, non "si ha"
    Prima del cittadino e dell’uomo viene l’essere
    Meno orgogliosi più rigogliosi
    Conosci tre stesso
    Usare solo bombe boomerang
    Prevenire le metastasi culturali
    Aver cura del proprio metafisico
    Basta sfide
    Ogni giorno fare detestamento per non accontentarsi
    Essere "capaci" (nel senso di contenere il più possibile)
    Saper cosa dire quando si deve tacere
    Entrarsi
    Cogliere la differenza tra scienza e coscienza
    Morti si nasce vivi si diventa
    Uscire dal Curassico (epoca dell’unica medicina)
    Il genio non ha patrie
    Lasciare l’ironia a chi non ha altre doti
    Complesso non vuol dire complicato
    Bisogna potere
    Inasprire l’appena
    Salviano il baleno
    Detonare
    Volarsi molto bene
    Cosmo universo terra
    Provare ad essere stranieri
    Più sovraumani, non più umani (dobbiamo diventare)
    Meno creanza più creato
    Usare il cavallo di Gioia per entrare
    Ribellarsi (rivolere il bello)
    Alessandro Bergonzoni
  4. 'Bergonzoni a Oxford' 2009 - Alessandro Bergonzoni insieme al Professor McLaughlin all'università di Oxford invitato dalla Oxford University Italian Society (alla fine del video il link alle altre 8 parti)          
  5. 'Lectio Magistralis sulla Fortuna' 2010 - Festival della Filosofia - Sassuolo  (alla fine del video il link alla seconda parte)          
  6. 'La stirpe degli ulìssidi' 2013 - incontro con Alessandro Bergonzoni e Oliviero Ponte di Pino al Festival della Filosofia - Cagliari
  7. 'Secondo legge di libertà' 2013 - Torino Spiritualità   Dialogo tra Alessandro Bergonzoni e Vito Mancuso con Armando Buonaiuto. Nella Lettera di Giacomo si dice: "Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà". La libertà è ingrediente prezioso sia per la spiritualità che per l'umorismo, poiché entrambi affiorano quando il dominio della vita ordinaria si assottiglia e si possono guardare le cose da un punto di vista diverso. Per farle brillare di sapere nuovo e sorridere di sorpresa



    Bruno BOZZETTO  Autore/Regista/Animatore  [Profilo] [Sito Bruno Bozzetto]


    'Allegro non troppo1976  Rif. www.youtube.com/watch?v=O35tfvWopAs

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    1. 'Il signor Rossi va a sciare' 1963 (cortometraggio animazione) (Wikipedia - Signor Rossi)
    2. 'West And Soda' 1965 (lungometraggio animazione)  (Wikipedia - West and Soda)
    3. 'Il signor Rossi compera l'automobile' 1966 (cortometraggio animazione)
    4. 'Vip - Mio fratello Super Uomo' 1968 (lungometraggio animazione)  (Wikipedia - Mio fratello superuomo)
    5. 'Sottaceti' 1971 (cortometraggio animazione)
    6. 'Self service' 1974 (cortometraggio animazione)
    7. 'Striptease' 1977 (cortometraggio misto)
    8. 'Sigmund' 1983 (cortometraggio animazione)
    9. 'Mister Tao' 1988 (cortometraggio animazione)
    10. 'Italia ed Europa' 1999 (serie di cortometraggi animazione)
    11. 'Il bello delle Differenze - Uomo/Donna' 2006 (cortometraggio animazione)
    12. 'Scuola di sesso' 2009 (cortometraggio animazione)
    13. 'Italiani in strada' (cortometraggio flash)
    14. 'Yes and No' (cortometraggio flash)



    Marlon BRANDO  Attore  [Profilo]
    'Documental Brando' (inglese) www.youtube.com/watch?v=4_i2rM4P1fg

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    1. 'Pelle di serpente(The Fugitive Kind) 1959 regia di Sidney Lumet Tratto dall'opera teatrale Orpheus Descending di Tennessee Williams è ambientato in una contea del sud degli USA, negli anni '50. Non è difficile ravvisare rimandi al mito di Orfeo ed Euridice. Il profondo Sud descritto nell'opera può benissimo essere visto alla stregua di un vero e proprio inferno, dove la violenza regna sovrana. Qui giace Lady, simbolicamente morta dopo la scomparsa del padre, e bisognosa, novella Euridice, di un novello Orfeo, Val, che venga a salvarla e a riportarla alla vita, in un intento, che, malgrado il tragico finale, può dirsi pienamente riuscito.
    2. 'Queimada' 1969 - regia di Gillo Pontecorvo - con Marlon Brando, Renato Salvatori  Queimada è un film duro. La violenza dell'esercito e delle truppe inglesi è orrenda nel mostrare gli incendi dei villaggi, l'uso dei cani contro i ribelli e lo sradicamento della popolazione. D'altra parte anche i ribelli mostrano un aperto spirito di lotta violenta. Gli ex schiavi non sono tutti fratelli, al contrario le truppe del costituito stato indipendente che danno la caccia ai ribelli sono in maggioranza neri e alcuni di loro deridono crudelmente il prigioniero Dolores. Il risultato storico del film risiede nel raccontare storie al contempo specifiche e generali e nel fornire una visione d'insieme del mutamento di classe e di potere e del ritmo della trasformazione storica. La critica ha apprezzato il film (Un film d'impegno, sia dal punto di vista spettacolare sia da quello del contenuto) e per i suoi temi che si potrebbero definire didascalici, rintracciandovi inoltre gli ultimi segni di quella stagione del cinema impegnato che si svolse nell'Italia degli anni sessanta (innegabilmente un grande film, ma ancora più l'epitome di una stagione prodiga di vibranti passioni civili e di generosi slanci libertari). Certamente notevole infine la colonna sonora di Ennio Morricone che accompagna coralmente gli avvenimenti del film. I richiami politici di questo film, ambientato nel XIX secolo, all'attualità del periodo in cui è stato realizzato sono numerosi. I rimandi allusivi alla guerra del Vietnam, alla rivoluzione cubana re al marxismo lo rendono un film palesemente e apertamente schierato a sinistra, motivo per cui fu considerato da alcuni critici eccessivamente propagandista e populistico.
    3. 'Missouri' 1976 regia di Arthur Penn - con: Marlon Brando, Jack Nicholson Considerato probabilmente il film più atteso del 1976, per la contemporanea presenza di Brando (che aveva girato Il Padrino e Ultimo tango a Parigi) e Nicholson (proveniente dal successo di Chinatown), fu invece un fallimento dal punto di vista commerciale e della critica. Il cast eccezionale fece levitare i costi di produzione. I due attori avevano preteso circa un milione di dollari a testa. Al buon successo avuto sul mercato europeo non corrispose un'uguale fortuna in patria. Sul New York Times del 20 maggio 1976 Vincent Canby parlò di 'una prestazione fuori controllo' di Brando. Nonostante la presenza delle due star il film incassò solamente 14 milioni di dollari.



    Bertolt  BRECHT  Drammaturgo/Poeta/Regista teatrale  [Profilo]
    Paolo Grassi, Bertolt Brecht e Giorgio Strehler al Piccolo Teatro - Milano 1956

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    REGISTRAZIONI COMPLETE
    1. 'Opera da tre soldi' 1973 - di Bertold Brecht - Giorgio Strehlel mette in scena 'L'Opera da tre soldi' Documentario delle prove. In questo contesto, ci sembrava indispensabile presentarlo. La prima rappresentazione italiana dell'Opera da tre soldi, datata 27 febbraio 1956, si svolse al Piccolo Teatro di Milano per la regia di Giorgio Strehler. Interpreti principali erano Tino Carraro (Mackie), Mario Carotenuto (Peachum), Marina Bonfigli (Polly), Milly (Jenny), Enzo Tarascio (il capo della polizia). Per l'occasione, lo stesso Bertolt Brecht volle essere presente a Milano.
    2. 'Der Kaukasische Kreidekreis(კავკასიური ცარცის წრე) (Il cerchio di gesso del Caucaso) 1975 - di Bertold Brecht (russo?)  
    3. 'Brecht on Stage' 1986  (documentario - inglese - alla fine del video il link alle altre 2 parti) 
    4. 'Madre Coraggio e i suoi figli' 2008 - di Bertold Brecht rielaborazione del testo di Antonio Tarantino regia di Cristina Pezzoli musiche di P.Scialò scene di B.Buonincontri costumi di G.Falaschi prodotto dalla Cooperativa "Gli Ipocriti" con Isa Danieli (alla fine del video i link alle altre 7 parti) - L’opera teatrale “Madre Courage e i suoi figli”, sottotitolo “Una cronaca dalla guerra dei Trent’anni”, porta in scena le vicende verificatesi tra il 1624 ed il 1636 nel corso della guerra dei trent’anni (1618-1648). Ogni attrice che ha raggiunto i più ragguardevoli traguardi, sente il bisogno di confrontarsi con quest’opera, che é tra le più impegnative di Brecht. Così al Teatro Quirino di Roma fino al 16 marzo si può ammirare Isa Danieli, che dopo essere stata apprezzata nei più impegnativi ruoli, affronta questo vibrante ‘storico’ personaggio. E lo interpreta proprio come voleva il suo autore. Questi in una nota al testo avvisa che la disonesta vivandiera che attraversa indenne la guerra, sfruttando le disgrazie altrui senza accorgersi che sono anche le proprie, deve recitare non come se ella sia il personaggio affidatole, ma come se raccontasse la storia e riferisse quindi i casi e i detti di quel personaggio. Alla stessa maniera cioè dei rapsodi che andavano cantando per le città dell’antica Grecia le avventure e le disavventure di Ettore e Ulisse. Un modo insomma di porgere in epica, come epica fu ogni scrittura teatrale di Bertolt Brecht. (...)  Pregevoli i costumi di Luca Falaschi. Il disegno luci è di Cesare Accetta.La scena molto inclinata di Bruno Buonincontri assume tonalità chiare e talvolta luminose, quasi a contrastare il buio della morte, alla ricerca ora dell’abbinamento ora dello scontro con le musiche originali di Paul Dessau e di Pasquale Scialò, cariche di espressività contemporanee e di sonorità partenopee ritmate e coniugate a bizzarri strumenti a percussione: piano inclinato sul quale il carretto di Madre Coreggio e poche suppellettili suggeriscono di volta in volta le varie ambientazioni. Un’opera di grande respiro dunque per un testo sempre carico di significati simbolici e per questo molto esposto alle diverse interpretazioni. Anche se è proprio la mutazione del personaggio a rimanere la nota più narrativa: l’attrice ed il suo ruolo si fondono completamente a sottolineare la forza di testi capaci di raccontare la realtà talvolta meglio dell’attualità stessa. (Recensione di Lucio de Angelis completa)

     

    Peter BROOK  Regista  [Profilo]   [Sito Brook
    'The Mahabharata - Il gioco dei dadi' 1979  (prima parte - inglese con sottotitoli italiano) Rif. http://www.youtube.com/watch?v=FllJini4JUA
     Altri Video
    1. 'Il signore delle mosche' 1963 Il signore delle mosche è un film diretto da Peter Brook, presentato in concorso al 16° festival di Cannes. È ispirato all'omonimo romanzo di William Golding, scritto nel 1952 e pubblicato nel 1954. Il film è ambientato nel 1984 (anno futuristico dell'epoca), durante il quale è in corso una guerra nucleare. Durante una tempesta, un aereo che trasporta alcuni ragazzi inglesi, messi in salvo dalla città in guerra, precipita nei pressi di un'isola deserta. Due ragazzi, Ralph e "Il Bombolo" (Piggy nella versione originale) i quali sembrano gli unici sopravvissuti alla tragedia, trovano sull'isola una conchiglia che, utilizzata come "tromba" richiama altri ragazzi sopravvissuti al disastro e giunti sull'isola, tra cui Jack, Simon e i gemelli Sam e Eric. I ragazzi si rendono conto del fatto che, trovandosi in un'isola deserta, sono fuori dal controllo dei genitori e altri adulti e che occorre organizzarsi per sopravvivere in quel luogo isolato dal mondo: per prima cosa eleggono Ralph come capo e si organizzano in due gruppi: il primo è capeggiato da Ralph, il secondo da Jack e costituito dai ragazzi del coro, che si occuperà di cacciare e procurarsi il cibo.La maturità dei ragazzi viene messa a prova a causa di alcuni fatti che turbano i naufraghi...
    2. 'Marat-Sade' 1966 - di Peter Brook cast: Ian Richardson, Glenda Jackson, Patrick Magee, Michael Williams, Freddie Jones, Brenda Williams (film - inglese con sottotitoli spagnoli) - Marat Sade è un film diretto da Peter Brook nel 1966 ispirato al dramma di Peter Weiss 'La persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentato dalla compagnia filodrammatica dell'ospizio di Charenton sotto la guida del Marchese de Sade'Peter Brook con Marat /Sade decise di creare uno spettacolo teatrale dentro un film, con un risultato notevole più per la critica che per il pubblico (quattro stelle la critica, due stelle il pubblico.. Il linguaggio usato da Brook è quello del teatro filmato, riuscendo a trasferire la messinscena del palcoscenico allo schermo. La fotografia (David Watkin) ricorda molto i quadri di Goya per le sfocature, i giochi di luce molto precisi coronati da eccellenti riprese, e ovviamente i primi piani agli attori. La drammaturgia di Peter Weiss e la ripresa scenica di Brook trovano come padri intellettuali Betch e Antonin Artaud, stacanovisti e teorici del teatro politico e della crudeltà. Le scene memorabili di questo film sono due: l’epilogo del dramma con la flagellazione di Sade nella vasca da bagno con i capelli sciolti, da parte di Charlotte Corday e la rievocazione del supplizio pubblico di Damiens.
    3. 'King Lear' 1971 - da William Shakespeare regia di Peter Brook (inglese) - Il regista Brook aveva già messo in scena nel 1962 un adattamento teatrale della tragedia sempre interpretata da Scofield nel ruolo del protagonista e dalla Royal Shakespeare Company. Il film è stato girato in esterni nello Jutland.Il film ha vinto un premio Oscar.
    4. 'The Mahabharata - Il gioco dei dadi' 1979 - di Peter Brook regia di Peter Brook Cast: Robert Langdon Lloyd, Antonin Stahly-Vishwanadan, Bruce Myers, Vittorio Mezzogiorno, Andrzej Severyn, Geoges Corraface, Jean-Paul Denizon, Mahmoud Tabrizi-Zadeh, Mallika Sarabhai, Miriam Goldschmidt, Ryszard Cieslak, Hélène Patarot, Myriam Tadesse, Urs Bihler, Lou Bihler, Jeffrej Kissoon, Maurice Bénichou,  Yoshi Oida, Sotigui Kouyaté, Turcel Kurtiz, Ciaràn Hinds, Erika Alexander, Bakary Sangaré, Tapa Sudana, Akram Kram, Nolan Hemmings, Hapsari Hardjito, Mas Soegeng, Yumi Nara, Amba Bihler, Tamsir Niane, Lutfi Jakfar, Gisèle Hogard, Julie Romano, Abbi Patricx, Mamadou Dioume, Ken Higelin, Corinne Jaber, Joseph Kurian, Clément Masdongar, Leela, Velu Vishwananan (prima parte - inglese - sottotitoli italiano) - Dal Mahabharata il più vasto poema epico della letteratura indiana: diciotto libri per 106000 distici, P. Brook, Jean-Claude Carrière e Marie-Hélène Estienne hanno tratto uno spettacolo teatrale di 9 ore che fu messo in scena al Festival di Avignone nel 1985. Ne fu tratta una edizione TV di quasi 6 ore e una cinematografica che ne dura quasi 3, intervallo compreso. Con un ritmo largo da saga sfilano avventure eccezionali, violenti conflitti, nascite miracolose, sfide ai dadi, atti di magia, duelli barbari, furibonde battaglie, intermezzi umoristici. Il tema di fondo è tagliare i legami che uniscono gli eroi umani al mondo degli dei, trapiantarli sulla terra, metterli di fronte alle loro responsabilità di individui e poi di cittadini. Di alto decoro formale e talvolta di forte suggestione dinamica e figurativa, la regia di Brook concilia raffinatezza e semplicità. La recitazione di un'affiatata compagnia internazionale di attori è in un inglese che ha una limpidezza da Berlitz School e una densità da dramma shakespeariano
    5. 'The Mahabharata - Esilio nella foresta' 1979 - di Peter Brook (seconda parte - inglese - sottotitoli italiano)
    Informazioni da Archivio LePera



    Tino BUAZZELLI  Attore  [Profilo] 
    La settimana INCOM 1949 'Ricevimento dai Vassarotti'  Rif. http://www.youtube.com/watch?v=ZenXFZw86FI
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    1. 'Il cardinale Lambertini' 1954 - regia Giorgio Pàstina soggetto dal lavoro teatrale di Alfredo Testoni (1905) sceneggiatura Giorgio Pàstina, Oreste Biancoli, Edoardo Anton fotografia Rodolfo Lombardi musiche Carlo Rustichelli scenografia Peppino Piccolo interpreti: Gino Cervi, Nadia Gray, Carlo Romano, Arnoldo Foà, Sergio Tofano, Virna Lisi, Tino Buazzelli, Gianni Agus, Agnese Dubbini, Mario Mazza, Aldo Fiorelli, Loris Gizzi, Piero Pastore, Armando Migliari, Mario Siletti, Emilio Petacci, Rita Glori
    2. 'L'imbroglio' 1959 - di Alberto Moravia regia Giacomo Vaccari interpreti: Stefano Svevo, Giuliana Lojodice, Mercedes Brignone, Laura Carli, Lia Angeleri, Ubaldo Lay, Jolanda Verdirosi, Achille Majeroni, Betty Foà, Enrico Glori, Elio Palumbo, Corrado Zingaro adattamento televiso Marco Visconti scene Sergio Palmieri arredamento Paolo Fabriani luci Giorgio Ojetti assistente di studio Renzo Laurenzi segretaria di produzione Fiammetta Lusignoli Trama: La storia è l'insieme di molta ingenuità e di altrettanti imbrogli. Nella pensione diretta da una vedova un giovane conte, studente di legge, facoltoso e molto ingenuo conosce la bella e scaltra Santina. Il giovanotto viene immediatamente conquistato dalla ragazza che, con la madre e un "caro amico" di famiglia, approfitterà della sua credulità per architettare una trappola tesa a spillargli soldi e promesse. Santina confesserà all'ingenuo Gianmaria di essere sfruttata dalla donna, in realtà sua falsa madre e il di lei amico, per accalappiare uomini ricchi e ottenere, senza nulla concedere, ingenti somme di denaro per poi scomparire nel nulla. Infine gli farà credere di odiare questa ignobile vita e di desiderare di aiutare la vera madre che langue malata in un ospedale. La commozione del giovane conte è grande e si impegnerà a trovare il danaro col quale la povera ragazza sarà in grado di realizzare il progetto di redenzione. La trappola dell'imbroglio è montata, la molla è tesa. Moravia però, e con lui lo sceneggiatore, farà in modo che non sarà così ovvio e scontato il finale.
    3. 'Il malato immaginario' 1963 - da Moliere regia di Silverio Blasi musiche Bruno Nicolai scene e costumi Ferdinando Ghelli interpreti: Tino Buazzelli, Fulvia Mammi, Adriana Vianello, Ludovica Modugno, Renato De Carmine, Luigi Sportelli, Michele Riccardini, Vittorio Congia, Mario Maranzana, Gino Rumor, Gianni Mantesi, Maria Fiore
    4. 'Corruzione a palazzo di giustizia' 1966 - di Ugo Betti (1944) regia Ottavio Spadaro interpreti: Glauco Mauri, Tino Buazzelli, Nando Gazzolo, Loris Gizzi, Giulia Lazzarini, Annibale Ninchi, Gustavo Conforti, Enrico Glori, Gianni Galavotti, Anna Maria Ackermann, Gerardo Panipucci
    5. 'Papà Goriot' 1970 - di Honoré de Balzac (1834) sceneggiatura e regia Tino Buazzelli cast: Tino Buazzelli, Paolo Ferrari, Anna Miserocchi, Carlo Simoni, Leda Palma, Graziella Galvani, Felice Andreasi  
    6. Serie televisiva RAI 'Nero Wolfe' 1969/1971 - 'Veleno in sartoria' - 'Veleno in sartoria' (seconda parte) - 'Circuito chiuso' - 'Il pesce più grosso' - 'Per la fama di Cesare' - 'Salsicce Mezzanotte' - 'Sfida al cioccolato' - 'Bella bugiarda' - 'Un incidente di caccia' - 'Il patto dei sei' 'La casa degli attori' - Dedicata a Nero Wolfe, personaggio letterario nato dalla penna dello scrittore Rex Stout, e quasi completamente girata in studio, era articolata in dieci telefilm di circa due ore. Ad interpretarla furono chiamati noti attori. Nei ruoli dei principali personaggi: Tino Buazzelli nei panni dell'investigatore di origine montenegrina, Paolo Ferrari, in quelli dell'assistente Archie Goodwin  e Pupo De Luca, come Fritz Brenner, cuoco di casa Wolfe. La regia televisiva era curata da Giuliana Berlinguer.
    7. 'La bottega del caffè' 1973 - regia e adattamento televisivo Edmo Fenoglio scene e costumi Franco Dattilo musiche Maria de Matteis interpreti:Renato De Carmine, Tino Buazzelli, Luciano Virglio, Gipo Farassino, Silvana Lombardo, Barbara Nay, Marisa Bartoli, Leo Gavero, Marzio Margine, Mario Brusa, Giovanni Moretti, Edgar De Valle, Roberto Paoletti (edizione televisiva) 
    8. 'Le allegre comari di Windsor' 1976 - di William Shakespeare (1599/1601) regia Orazio Costa interpreti: Francesca Benedetti, Cloris Brosca, Gian Paolo Poddighe, Stefano Sichenberger, Alberto Ricca, Gianfranco Ombuen, Tino Buazzelli, Antonio Meschini, Tullio Solenghi, Ilaria Occhini, Marco Vitangeli Gianni, Giuseppe Bevilacqua, Sandro Rossi, Vincenzo Greco, Vanna Polverosi, Anna Recchimuzzi, Andrea Toschi, Pino Manzari, Elisiana Romagnoli, Fabrizio Temperini, Luigi Ottoni, Tiziana Bergamaschi, Natale Russo, Donato Castellaneta, Orazio Stracuzzi, Sandro Dori, Mario Bussolino, Daniele Valmaggi - presentazione di Arnoldo Foà
    9. 'Faust' 1977 - da Christopher Marlowe regia Leandro Castellani con: Tino Buazzelli, Antonio Salines, Gastone Pescucci, Sandro Dori,Luciano Pusineri, Renato Montalbano, Stefano Altieri, Gianfranco Barra, Gare' Vincenzi, Manuela Morosini, Nino Fuscagni, Romano Malaspina, Renato Lupi (alla fine del video il link alla seconda parte)
    10. 'Edipo Re' 1977 -  di Sofocle - versione Vittorio Gassman scene e costumi Gianni Polidori musiche Luciano Berio con: Vittorio Gassman, Luigi Proietti, Attilio Corsini, Riccardo Mangano, Tino Buazzelli, Lea Massari, Adolfo Celi, Sergio Graziani (alla fine del video il link alle altre 7 parti)
    11. 'Il tabacco fa male1978 da Anton Cechov  Tino Buazzelli interpreta questo monologo di Anton Cechov, trasmesso dalla RAI nel 1978, in cui, dietro il pretesto di una conferenza, si cela umoristicamente l'infelicità della vita di un uomo oppresso dalla moglie e dalla famiglia, uno dei tanti personaggi sofferenti e privi di mordente, disegnati dallo scrittore russo. Il monologo fu scritto nel febbraio del 1886. Il 14 di febbraio Cechov lo spedì alla redazione della "Gazzetta di Pietroburgo", dove il racconto fu pubblicato per la prima volta. Ma lo scrittore stesso non era contento della sua opera. Così scrisse al suo editore di non includerla nella raccolta completa delle sue opere. Il testo fu ulteriormente rielaborato nel 1898, ma anche questa volta Chechov non ne rimase soddisfatto. Solamente una nuova riscrittura del 1903, un anno prima della morte, lo appagò.


    Richard BURTON  Attore  [Profilo] [Sito Richard Burton]
    'Hamlet1964 directed by John Gielgud  Rif. http://www.youtube.com/watch?v=Y4Nq7sFE3VY
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    • FILM E REGISTRAZIONI COMPLETE
    1. 'Liverpool Waterfont' 1950 (film - inglese) - Un marinaio abbandona la sua famiglia nella baraccopoli di Liverpool. Ritorna anni dopo, causando attriti familiari.
    2. 'Green Grow The Rushes' 1951 (film - inglese) - Tre burocrati del governo britannico arrivano nel Kent per indagare sul motivo per cui nella costiera Anderida non si coltiva. La ragione è che la maggior parte della gente del posto è coinvolta nel sistema di contrabbando di liquori gestito dal capitano Biddle e il suo complice Robert (Richard Burton), che si fa passare per un pescatore.
    3. 'Prince of Players' 1955 (film - inglese) - Una storia tragica e sentimentale che racconta la carriera di un attore americano del del 19° secolo, Edwin Booth (Richard Burton), con qualche cenno degli eventi che hanno portato all'assassinio del presidente Lincoln. 
    4. 'The V.I.P.s' 1963directed Anthony Asquith cast: Richard Burton, Elizabeth Taylor, Orson Welles, Louis Jourdan, Elsa Martinelli, Margaret Rutherford, Maggie Smith, Rod Taylor (film - inglese) - Il film è ambientato nel  Terminal 2 di Heathrow di Londra. Con i ritardi dei voli, i vip  del titolo danno vita al dramma della loro vita in una serie di storie interconnesse. I ritardi hanno causato gravi difficoltà per la maggior parte dei personaggi e ha fatto precipitare alcuni di loro in una profonda crisi personale. La storia centrale riguarda famosa attrice Frances Andros che cercando di lasciare il marito, il milionario Paul Andros, cerca di partire con il suo amante Marc Champselle. Andros ha la possibilità di andare in aeroporto per convincere sua moglie di non lasciarlo...
    5. 'Hamlet' (Hamlet and The Ghost) 1964 - di William Shekespeare con Richard Burton - Filmed live on Broadway  (film - inglese) - Il grande successo di Richard Burton nella produzione dell'Amleto a Broadway, volutamente messo in scena nello stile di una "prova generale", ma eseguito di fronte a un pubblico dal vivo.
    6. 'Becket e il suo re' 1964 - con Richard Burton, Peter O'Toole, Paolo Stoppa e Gino Cervi (film - inglese)  (Wikipedia/Becket e il suo re)
    7. 'Boom' 1968 - by Tennessee Williams directed Joseph Losey cast: Elizabeth Taylor, Richard Burton, Noel Coward, Joanna Shimkus, Michael Dunn, Romolo Valli, Hovard Taylor, Fernando Piazza, Veronica Wells (film - inglese) - Flora 'Sissy' Goforth (Elisabet Taylor) è una donna malata terminale che vive con una cricca di servi in ​​una grande villa in un'isola sperduta. Nella sua vita arriva un uomo misterioso, Angelo Del Morte (Richard Burton). L'uomo misterioso può essere 'l'Angelo della Morte' (?).
    8. 'Staircase' 1969 (film - inglese) - Adattamento cinematografico dalla omonima commedia teatrale di Charles Dyer. Una coppia di gay possiedono un negozio di barbiere in East End a Londra, uno di loro è anche attore part-time per andare sotto processo per proposte oscene ad un agente di polizia. L'azione si svolge nel corso di una notte mentre discutono del loro passato amore, ma anche del loro futuro rapporto.
    9. 'Hammersmith Is Out' 1972 - regia Peter Ustinov con: Elizabeth Taylor, Richard Burton e Peter Ustinov (film - inglese) - La leggenda di Faust vagamente raccontata attraverso un paziente affetto da disturbi mentali in un ospedale gestito da un medico in dubbio con se stesso.Il paziente (Burton) gli offre le sue grandi ricchezze se lo aiuterà a fuggire.
    10. 'Bluebeard' 1972 - regia Edward Dmytryk con: Richard Burton, Raquel Welch, Joey Heatherton, Sybil Danning (film - inglese) - Film basato sulla classica storia di Barbablù di Charles Perrault. Storia di un assassino aristocratico (Burton) che ha ucciso le sue diverse mogli. L'ultima coniuge scopre i corpi delle precedenti mogli del marito in un congelatore e cerca di evitare la stessa fine.
    11. 'The Assassination of Trotsky' 1972regia Joseph Losey sceneggiatura Nicholas Mosley con: Richard Burton, Romy Schneider, Alain Delon (film - inglese) - Trotsky era stato costretto a lasciare l'Unione Sovietica nel 1929. Ora (1940) vive in Messico. Egli non è sfuggito però all'attenzione del attuale sovrano dell'Unione Sovietica, Joseph Stalin, che decide di inviare il killer Frank Jackson per assassinarlo. Il killer decide di infiltrarsi in casa di Trotsky stringendo amicizia con uno dei giovani comunisti.
    12. 'Massacre in Rome' 1973directed George Pan Cosmatos con Richard Burton, Marcello Mastroianni (film - inglese)
    13. 'The Klansman' 1974 (film - inglese) - Il capo della Gestapo Herbert Kappler ordina di fucilare 330 cittadini romani, per lo più in modo casuale,  per vendicare l'uccisione di  33 tedeschi da parte dei partigiani: con un rapporto di dieci vittime italiane per ogni tedesco. Il film è tratto da il libro Morte a Roma di Robert Katz (1973)
    14. 'Circle of two' 1982  - regia di Jules Dassin con: Richard Burton, Michael Wincott, Patricia Collins, Elan Ross Gibson, Donann Cavin, Maggie Morris, Norma Dell'Agnese, Ryan O'Neal, Daysi Bianco, Lee Majors, Robin Gammell, Tatum O'Neal (film - inglese - link ad altri film completi)  



    15. 'Wagner - The complete epic' 1983 directed Tony Palmer cast: Sir Richard Burton, Vanessa Redgrave, Sir Laurence Olivier, Sir John Gielgud, Sir Ralph Richardson, Ronald Pickup, Cyril Cusack, Sir William Walton (film - inglese) (Wikipedia/Wagner - film)
    16. '1984' 1984 (film - tedesco)  (Wikipedia/1984 - film)




    Sylvano BUSSOTTI  Compositore/Artista  [Profilo] [Sito Sylvano Bussotti] [Cidim/Sylvano Bussotti]

    'NAKED ANGEL' 1982  (lezione per contrabbasso)  Rif. www.youtube.com/watch?v=2-7Pyr9YejA
    Altri Video
    1. 'Fogli d'Album' 1981/1984 (sonoro) - Grande opera di Sylvano Bussotti per pianoforte solo eseguita dal compositore. Questa parte consiste nei primi 7 sezioni: I. Foglio d'album - II. tatuaggio - III. Serie (nota Dodici) - IV. Ritratto - V. Istantanea - VI. Nonno Natale - VII. Anni 30
    2. 'Intégrale Sade' 1991 di Sylvano Bussotti - Mario Ruffini, direttore - Gruppo Italiano di Musica Contemporanea - Biennale di Venezia (sonoro)
    3. 'Videogiornali cinque sequenze' 1991 di Sylvano Bussotti - Mario Ruffini, direttore - Gruppo Italiano di Musica Contemporanea - Biennale di Venezia (sonoro)
    4. 'Nympheo' 1992 di Sylvano Bussotti - Scartafaccio per opera video - Mario Ruffini, direttore - Gruppo Italiano di Musica Contemporanea - Dischi Ricordi, CRMCD 1019, 1992 Interpreti: Sylvano Bussotti, pianoforte - Maurizio Ben Omar, percussioni - Alberto Bocini, contrabbasso - Mario Bolognesi, tenore - Mauro Castellano, pianoforte - Roberto Fabbriciani, flauto - Stefano Scodanibbio, contrabbasso - Aurio Tomicich, basso - Augusto Vismara, viola - Mario Ruffini, maestro concertatore e direttore Disco realizzato per i 60 anni di Sylvano Bussotti (sonoro)

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